La prevenzione dei tumori

Lo screening è una strategia per favorire una diagnosi precoce nella popolazione a rischio per quella patologia. Gli screening vengono attuati mediante reclutamento attivo, coloro che vengono considerati facenti parte di una categoria a rischio ricevono dalle asl una lettera di invito a sottoporsi ad esami che consentono una diagnosi precoce della patologia (prevenzione primaria).

Gli screening in Italia

Attualmente gli screening validati per la prevenzione dei tumori riguardano tre tipi di patologie:

  • Carcinoma del colon retto
  • Carcinoma della mammella
  • Carcinoma del collo dell’utero

Il carcinoma del colon retto rappresenta la quarta causa di morte per patologia oncologica al mondo. E’ più frequente dopo i 50 anni.
Lo screening per la diagnosi precoce del carcinoma del colon retto coinvolge la popolazione maschile e femminile tra i 50 e i 69 anni e va ripetuto ogni due anni
Le persone designate ricevono tramite posta una busta contenente un kit per la raccolta di un piccolo campione di feci che verrà reinviato al mittente tramite posta. Le feci verranno analizzate dal laboratorio per la ricerca di sangue occulto (non visibile ad occhio nudo). In caso di risultato positivo la persona dovrà sottoporsi ad una colonscopia.
Nei giorni precedenti al prelievo del campione non vanno rispettate particolari restrizioni dietetiche.
E’importante sapere che per una diagnosi del carcinoma del colon retto l’unico strumento riconosciuto è la ricerca del sangue occulto nelle feci, erroneamente si crede che il dosaggio dei cosiddetti “Markers oncologici”permettanto di scoprire la presenza di un carcinoma precocemente. Il dosaggio dei Markers è un esame molto importante per il follow-up dei pazienti che hanno già avuto una diagnosi di tumore e servono per valutare un’eventuale ripresa della malattia.

Carcinoma della mammella

Il carcinoma della mammella è attualmente la neoplasia più frequente nella donna. Il tumore al seno colpisce 1 donna su 8 nell’arco della vita. È il tumore più frequente nel sesso femminile ed è la prima causa di mortalità per tumore nelle donne.
Negli ultimi dieci anni si è registrato un aumento della frequenza delle diagnosi grazie ai programmi di screening che permettono di individuare la patologia negli stadi più precoci, riducendone la mortalità.
Lo screening viene realizzato tramite la mammografia, un esame radiografico che permette lo studio della mammella, coinvolge le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni con cadenza biennale. Come per gli altri programmi di screening il reclutamento avviene con una chiamata attiva da parte dell’asl tramite lettera di invito. Qualora l’esame risulti positivo la paziente viene richiamata per sottoporsi ad una nuova mammografia, una ecografia ed un esame senologico clinico.
Nonostante il rischio di sovradiagnosi di patologie benigne e di patologie oncologiche radio-indotte è stato dimostrato che nella fascia d’età tra i 50 e i 69 anni sottoporsi allo screening del carcinoma della mammella riduce in maniera considerevole la mortalità legata alla malattia. Resta molto importante l’autoesame del seno (palpazione) per individuare ogni cambiamento della struttura della mammella.

Pap test- HPV-DNA

Il tumore della cervice uterina è il secondo tumore più frequente nella popolazione femminile. In Italia si stima colpisca circa 3.500 donne l’anno.
Si sviluppa a partire da una infezione da Papillomavirus che si contrae per via sessuale. Esistono molti genotipi di Papillomavirus, alcuni tra questi sono in grado di causare una infezione cronica e asintomatica che può portare allo sviluppo del cancro della cervice uterina. Alcuni tipi di Papillomavirus invece causano lesioni come condilomi e verruche genitali.
Il Pap test o Papanicolau test costituisce lo strumento di diagnosi di INFEZIONE da Papillomavirus nelle donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni e viene eseguito ogni 3 anni. Consiste nel prelievo di un piccolo campione di cellule del collo dell’utero per mezzo di una spatolina che viene strisciata sulla cervice, il materiale prelevato viene posto su un vetrino e visualizzato al microscopio. Le cellule vengono studiate per ricercare segni di mutazione, quando l’esame risulta positivo la donna viene sottoposta ad un esame colposcopico oppure alla ripetizione a breve distanza del Pap test in base al tipo di lesione riscontrata. La colposcopia è un’esame che viene effettuato tramite uno strumento (colposcopio) che consente la visione ingrandita del collo dell’utero, e quindi il riscontro di eventuali lesioni tumorali e valutarne l’estensione.
Il nuovo programma di screening prevede per le donne di età superiore al 30 anni l’esecuzione del HPV-DNA test, da ripetere ogni 5 anni. Si tratta di un prelievo di cellule della cervice uterina che consente di studiare la presenza del papillomavirus ad alto rischio per carcinoma.
Negli ultimi anni si è diffuso il vaccino per il papillomavirus che viene somministrato alle ragazze di 11-12 anni. Lìobiettivo della vaccinazione è evitare l’infezione e di conseguenza il rischio di evoluzione in tumore della cevice uterina. Il vaccino và effettuato prima dell’inizio dell’attività sessuale, ed è molto efficace nello stimolare da subito una risposta immunitaria.

Ne esistono due tipi:

  1. vaccino bivalente – protegge contro i tipi 16 e 18 (i tipi di virus in grado di causare le lesioni pretumorali)
  2. vaccino quadrivalente – offre una protezione anche contro i tipi 6 e 11 (quelli che causano il maggior numero di condilomi).

L’adesione al programma di screening (Pap test/HPV-DNA) e l’esecuzione del vaccino anti Papillomavirus ha consentito negli ultimi anni la riduzione dell’incidenza di infezioni e l’aumento di diagnosi di cancro della cervice uterina.

Non ha senso effettuare richiami di pap-test o hpvdna test negativi in tempi inferiori a quelli indicati in quanto non danno risultati affidabili dato che sviluppo di lesioni pre-cancerose e cancerose non avviene prima dei 5 anni.

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