Numeri allarmanti

Si stima che la violenza sia una causa di morte o disabilità per le donne in età riproduttiva altrettanto grave quanto il cancro, e una causa di cattiva salute più importante degli effetti degli incidenti del traffico e della malaria combinati insieme” (World Health Organization, “Violence Against Women”, 1997).

L’istituto di Ricerche Economiche e Sociali EURES ha pubblicato a Luglio 2013 il settimo rapporto annuale su “L’omicidio volontario in Italia”. Dal rapporto si desume che tra il 2000 ed il 2012 si contano 2200 donne vittime di omicidio, pari ad una media di 171 l’anno, una ogni due giorni, di cui il 75% in contesto familiare od affettivo.

In Italia sono stimate in 6 milioni 788 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di età considerata).

Sul territorio Nazionale negli ultimi 12 mesi il numero delle donne vittime di violenza ammonta a 1 milione e 150 mila (5,4%).

Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate.

Sono le donne separate e divorziate a subire più violenze nel corso della vita: il 63,9%, il doppio del dato medio

I dati del WHO (World Health Organization) stimano comunque che nel mondo almeno una donna su tre sia stata picchiata o abusata sessualmente nel corso della propria vita, e che una su quattro sia stata vittima di una forma di violenza in gravidanza.

Nel nostro Paese sono l’11,5% le donne incinte che hanno subito violenza dal partner. Per il 50,6% di queste, la violenza durante il periodo di gestazione è rimasta uguale e per il 17,0% è diminuita, mentre per il 16,6% è aumentata e per il 15,0% è addirittura iniziata.

Nel 2006 solo il 18,2% delle donne che avevano subito violenza fisica o sessuale in famiglia consideravano la violenza subita un reato, nel 2015 la percentuale sale al 35% sia per le donne italiane che per le straniere. Questo dato è allarmante quanto quello relativo al numero delle vittime in quanto fa presagire che il fenomeno non ha un tendenza alla riduzione bensì all’aumento a causa del numero sempre più esiguo di persone che considerano la violenza subita come un fatto che limita la propria libertà e la propria salute.

Chi sono i maltrattanti e in quali famiglie esiste il problema

I dati epidemiologici che abbiamo a disposizione suggeriscono che la maggioranza degli abusanti sono uomini italiani dal profilo “insospettabile”, cioè senza un evidente disagio psichico-sociale, che comprende dipendenze o un passato da pregiudicato. Questo a sottolineare la trasversalità del fenomeno, cioè che la violenza consumata tra le mura domestiche non riguarda soltanto le famiglie più disagiate ma può colpire tutte le fasce sociali, anche le più insospettabili.

Periodi migliori e periodi peggiori

Il percorso della violenza domestica è ciclico, prevede quattro fasi: una fase di riappacificamento che segue il maltrattamento, una fase di lievitazione della tensione, una fase di aggressività che culmina nel maltrattamento vero e proprio.

L’episodio di violenza raramente ha un inizio ed una fine, ma segue un ciclo che può dare la parvenza di una ritrovata pace in famiglia che non è altro che una pausa tra un episodio e l’altro.

Il numero delle vittime che si rivolge ai presidi sanitari, in particolare a quelli di primo intervento e di emergenza (pronto soccorso e dipartimenti di emergenza) è nettamente superiore a quello delle donne che si recano alla polizia, ai consultori, ai servizi sociali e ai servizi messi a disposizione dal volontariato. Non sempre, però, motivano il ricorso a cure mediche con le aggressioni subite ma riferiscono reiterati traumi accidentali. Molto spesso le vittime di violenza riportano disturbi transitori o permanenti della sfera psichica e fisica, i problemi che più frequentemente interessano queste persone sono di natura mentale: ansia, depressione, disturbi dell’alimentazione fino all’ideazione suicida.

Solo una parte delle donne vittime di violenza riconoscono la gravità della condizione che vivono, e le ripercussioni che questa ha sui loro figli.

I bambini che crescono in un ambiente violento tendono a reiterare i comportamenti dei genitori, creando una spirale di violenza che riproporranno nella loro vita di relazione.

La violenza domestica non è solo fisica, ma anche psicologica. È importante capire quando c’è un tentativo di prevaricazione da parte del partner per iniziare ad affrontare il problema con l’aiuto di personale qualificato.

Centri Antiviolenza

Sul territorio italiano esistono circa 150 centri antiviolenza dotati di servizi di consulenza psicologica e che forniscono supporto in termini di alloggi e protezione giuridica ove necessario. Il numero verde 1522 fornisce tutte le informazioni necessarie e indirizzano la persona al centro presente sul territorio.

Di seguito un link con tutti i Centri Antiviolenza presenti sul territorio.

http://www.casadelledonne-bs.it/elenco-centri-associazioni-antiviolenza/

Esistono numerosi centri in grado di dare un aiuto agli uomini maltrattanti fornendo consulenza psicologica mirata. Di seguito un link dove trovare tutti i centri e numeri di telefono utili:

http://www.casadelledonne-bs.it/elenco-dei-centri-per-uomini-maltrattanti/#

Risolvere il problema si può. Ignorarlo o nasconderlo è una decisione che rivelarsi pericolosa per sé e per i propri figli.

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