La prostata è una ghiandola che fa parte dell’apparato genitale dell’uomo, ha la forma di una castagna ed è posizionata in modo tale da circondare la prima parte dell’uretra (canale che conduce l’urina dalla vescica al meato esterno).

La sua funzione è quella di produrre liquido seminale, una componente dello sperma che assicura il nutrimento degli spermatozoi e ne favorisce il movimento.

Le dimensioni di una prostata normale sono di circa 3 cm di diametro trasversale e 4 cm di altezza, il suo peso è all’incirca di 10-20 gr.

Sintomi di una patologia prostatica

Le patologie acute  e croniche che colpiscono la prostata causano la comparsa di sintomi principalmente appartenenti alla sfera urinaria in quanto l’aumento delle dimensioni della ghiandola causa uno schiacciamento dell’uretra e di conseguenza difficoltà ad urinare.

Le patologie acute

Prostatite

Nella maggior parte dei casi sono di natura infettiva. Si manifesta con dolore alla base del pube e difficoltà ad urinare. La minzione può essere dolorosa, accompagnata a bruciore e lo svuotamento della vescica può iniziare con difficoltà ed avvenire in più tempi. Nei casi più gravi questi sintomi possono accompagnarsi a febbre, brividi e ritenzione acuta di urina: il soggetto non riesce ad urinare ma ne sente lo stimolo.

Se il medico sospetta una prostatite verranno effettuati esami delle urine e del liquido seminale volti a cercare le cause dell’infezione ed impostare una adeguata terapia antibiotica.

Le patologie croniche

Ipertrofia prostatica benigna (o Adenoma Prostatico)

L’ipertrofia prostatica benigna non è una patologia ma un insieme di sintomi causati dall’aumento delle dimensioni della ghiandola.

Colpisce gran parte della popolazione maschile, nel mondo: tra i 31 e i 40 anni l’IPB colpisce l’8% della popolazione maschile, tra i 51 e i 60 anni il 50% della popolazione maschile mentre dopo gli 80 anni l’80%.

La zona della ghiandola che subisce la trasformazione è quella che circonda l’uretra pertanto i sintomi saranno quelli di una parziale ostruzione del tratto urinario.

L’IPB resta asintomatica fintanto che la ghiandola non comprime l’uretra. Quando questo accade il paziente avvertirà i seguenti sintomi:

  • Minzione frequente
  • Sensazione di mancato svuotamento della vescica alla fine della minzione
  • Esitazione all’inizio della minzione
  • Mitto poco valido (non più rotondo, ma di forma variabile e flebile)
  • Urgenza minzionale con o senza incontinenza
Diagnosi

La posizione che occupa permette di apprezzarne le dimensioni e la consistenza attraverso l’esplorazione rettale.

L’esame clinico resta un momento importante perché il medico può apprezzare le dimensioni della ghiandola e che la consistenza non si sia modificata. Una diagnosi di IPB viene completata con l’esecuzione esami di diagnostica per immagine che permettono di vedere la struttura e stimarne le dimensioni, e con una serie di esami svolti per quantificare il grado di ostruzione uretrale e di ristagno delle urine in vescica alla fine della minzione. Il dosaggio del PSA è un esame del sangue che nei pazienti affetti da IPB risulta elevato.

Terapia medica

Esistono farmaci in grado di ridurre i sintomi dell’IPB, sono farmaci assunti per via orale che devono essere assunti in maniera regolare per almeno sei mesi per apprezzarne l’effetto.

Terapia chirurgica

TURP: metodica effettuata per via trans-uretrale che permette di rimuovere il tessuto prostatico che ostruisce l’uretra. Questa procedura è la più utilizzata in casi di IPB, presenta alcuni effetti secondari legati alla sessualità come l’eiaculazione retrograda detta anche “orgasmo asciutto”, in quanto lo sperma refluisce in vescica. Questo non inficia il piacere sessuale ma di fatto rende l’uomo sterile.

Prostatectomia

Quando non può essere effettuata la TURP il paziente viene sottoposto a rimozione della prostata tramite taglio addominale.

TUIP

Questa metodica viene impiegata quando la prostata non è notevolmente ingrandita ma causa i sintomi urinari dell’IPB. Ha un approccio trans-uretrale ma non comporta asportazione del tessuto prostatico ma solo incisioni volte a mantenere l’uretra pervia.

Il carcinoma della prostata

Il carcinoma della prostata è il tipo di tumore più frequentemente diagnosticato nella popolazione maschile, colpisce circa 190 persone ogni 100.000 ogni anno e la sua incidenza è in crescita.

Nella maggior parte dei casi la diagnosi arriva dopo i 55 anni.

Si tratta di un tumore ad evoluzione estremamente lenta, la zona della ghiandola in cui avviene la trasformazione è quella più esterna pertanto per molto tempo la patologia resta silente (asintomatica).

Diagnosi

Nelle prime fasi della malattia il sospetto può nascere per un controllo routinario: esplorazione rettale, o per valori alterati del PSA.

Quando c’è un sospetto di tumore della prostata la diagnosi viene formulata grazie all’esecuzione di una biopsia prostatica: prelievo ed analisi di frammenti di tessuto prostatico.

Una volta definita la diagnosi istologica il paziente viene sottoposto ad esami di diagnostica per immagini per valutare l’eventuale disseminazione della patologia.

Terapia

La terapia di un tumore prostatico varia in base alle caratteristiche cliniche ed anagrafiche del paziente, nonché allo stadio della malattia.

Nei pazienti anziani con tumori di piccoli dimensioni si tende a mantenere un atteggiamento conservativo senza terapia ma con visite e controlli ravvicinati.

La terapia attiva consiste nella rimozione chirurgica della prostata (prostatectomia totale) seguita dalla radioterapia ed ormonoterapia finalizzate a distruggere le cellule tumorali ed evitare una disseminazione della malattia.

Il PSA (Antigene Prostatico Specifico)

Negli ultimi 30 anni il PSA è stato investito di una grossa responsabilità in quanto è stato considerato uno strumento di screening del tumore della prostata. Attualmente è stato ridimensionato il valore di questo antigene in quanto la sua concentrazione nel sangue non si modifica solamente in caso di carcinoma della prostata ma in seguito a molte altre condizioni quali: prostatiti, dopo una esplorazione rettale o come conseguenza della ipertrofia prostatica benigna.

In termini più precisi il PSA dà molti FALSI POSITIVI: il risultato del dosaggio è elevato mentre la biopsia prostatica da’ risultato negativo.

Questa condizione mette il paziente in una condizione psicologica di apprensione e paura che lo costringe spesso ad ulteriori esami e consulti specialistici che hanno il solo scopo di eliminare il timore innescato dalla positività del PSA.

Il PSA ha un rischio elevato di dare un risultato FALSO NEGATIVO: il valore dell’antigene è negativo ma se si esegue la biopsia della prostata il risultato sarebbe positivo (presenza di cellule tumorali), si può rischiare di non fare diagnosi affidandosi al solo suo valore negativo.

Il PSA non deve essere considerato come un sostituto valido dell’esame clinico (esplorazione rettale) in quanto come spiegato non è un esame che fornisce informazioni complete circa lo stato di salute.

Quando il paziente avverte disturbi della sfera urinaria deve rivolgersi al medico che deciderà il percorso diagnostico appropriato alla situazione. Effettuare controlli routinari del PSA in pazienti sotto i 40 anni è sconsigliato dalle linee guida, mentre nelle fasce di età superiori in assenza di sintomi è indicato possibilmente con cadenza biennale in coloro che hanno familiarità di tumore alla prostata.

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